Di notte, d’estate … il sogno

Regia: Fabio Bonso
Luci: Fabio Bonso
Aiuto regia: Vania Marcato
Scenotecnica: Teatro Service
Scelte musicali: Fabio Bonso
Attori : Matteo Aringoli, Adriana Barone, Daniele Boarelli, Carlo Valente, Carla Genovese, Marco Romaldini, Angela Allegrini, Rosella Sorbellini, Luca Cruciani, Agnese Spuri, Giorgia Mantini, Riccardo Bruciaferri, Roberto Giovannetti

La rilettura del testo Shakespiriano si colloca in tempi odierni, facendo vibrare le contraddizioni del mondo globale, dove tutto diventa immagine di se stessi riflessa nel magico effimero del mezzo televisivo. Lo spettacolo non vuole essere assolutamente un indagine su tutto quanto fa notizia nel palinsesto mediatico, ma uno stimolo a ripensare al come e quanto l’esistenza diventa un non senso della vita e del pensare.
I temi della commedia vengono amplificati, dando forza ai contrasti, facendo stridere i rapporti tra le varie età e i diversi modi di pensare.

Così esce prepotente il potere dominante dell’immaginario,

rappresentato dalla figura di Oberon, il quale opera con determinazione sul destino degli umani e degli stessi abitanti/immagine del bosco. E’ lui che decide il rapporto tra le diverse umanità che popolano sia la città, luogo del reale, e il suo doppio nella foresta dell’immaginazione, manovrando il circo mediatico portatore di falsi valori e dove tutto viene venduto e spacciato come un sogno ad occhi aperti.
Anche il contrasto tra generazioni diverse, animate da pensieri di dominio e rivalsa, diventa antagonista in questo ambiente fittizio e regolato da leggi inique.
Solo la saggezza un po’ grezza e semplice degli artigiani, riesce a farci aprire gli occhi sulla mistificazione della realtà e del suo specchio immaginato, dove anche il teatro ci ha costretti, rivelandoci tutti i giochi della finzione teatrale stessa, metafora della vita vissuta in modo artificioso.
Lo spazio scenico si amplifica in tutto il luogo teatro, coinvolgendo lo spettatore ad essere personaggio partecipe della vicenda. La platea , i palchi, il palcoscenico si scambiano i ruoli e come appunto in un gioco di specchi, non si capisce più qual è la realtà: la scena o lo spettatore, gli attori o il luogo, la verità o l’effimero, la carnalità dei personaggi o la loro immagine nel sogno. Come dalla televisione esce prepotente la vita immaginaria attraverso il sogno, così noi umani non riusciamo più a dominare la realtà vissuta nel quotidiano, sempre più simile ai modelli che vengono eruttati dallo schermo nelle nostre case.

Tecnica
1. Spazio 7 x 8 m. minimo
2. Quadratura nera
3. Graticcia
4. kw 20

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