Libera nos a malo

Liberamente ispirato a
“LIBERA NOS A MALO” di Luigi Meneghello

Testo, scene, luci, scelte musicali e regia: Fabio Bonso
Organizzazione generale: Vania Marcato
Attori: Federica Mastriforti, Sabrina Coccia, Wendy Farinelli, Emanuele Poeta, Giuseppina Falsetti, Rita Bucchi, Francesca Iorio, Gerardo Di Giovine, Davide Aloj, Alessia Gentili, Tiziana Befera

“La natura delle cose sta nelle parole che le nominano, e giustificare la natura delle cose diventa materia di vita. Morendo una lingua non muoiono certe alternative per dire le cose, ma muoiono certe cose. Ci sono due strati nella personalità di un uomo: sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto”

Luigi Meneghello

Viene raccontata un’ epopea di un periodo (quello prima della guerra), attraverso il ricordo degli adulti di quando erano ragazzi, il racconto, i personaggi, le situazioni, le immagini corali, le atmosfere, con cui possiamo entrare in un mondo ormai scomparso, ma che rimane vivo nell’immaginario collettivo.
Il passare del tempo e le conoscenze della vita da parte dei protagonisti assumono sempre una nota di grande scoperta e nello stesso tempo l’atmosfera di una vita provinciale, che diventa un’esperienza unica e irripetibile, permeata da tutta una serie di agganci al significato delle parole, soprattutto in dialetto.
C’è un denominatore che accomuna gli argomenti: per il gruppo di ragazzi alle prese con la crescita e le prime conoscenze della vita (il religioso ed il sacro, il mistero della natura e della vita, il confronto con la realtà esterna, l’incomprensione con gli adulti e quindi la contrapposizione alle regole, la scoperta e l’avvicinamento alla sessualità), esiste una conoscenza che diventa iniziazione ad una nuova fase della vita, dove il fatto di conoscere e affrontare un nuovo “mistero” viene affrontato attraverso la simbologia dei riti legati all’immaginario infantile e collettivo.

Questa forte connotazione permette allo spettatore di “entrare” e “partecipare”

a quella che sarà l’evoluzione della narrazione, in sintonia con l’accadimento dello spettacolo stesso, in un continuo creare e ricreare situazioni e atmosfere. Ecco che la parola “atmosfere” non diventa solo un mezzo, ma è quasi lo spettacolo stesso, curioso e appagante nel creare e vivere situazioni diverse e lontane, ma facenti parti di quella storia di esperienze che è la vita umana.

Tecnica
1. Spazio 7 x 8 m. minimo
2. Quadratura nera
3. kw 20

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